Gli aspetti psico-sociali

Gli adolescenti sono pazienti speciali. La malattia compare in un momento estremamente delicato del processo di crescita e i ragazzi si trovano ad affrontare la diagnosi e la cura del tumore mentre contemporaneamente sono chiamati a non perdere l’appuntamento con il raggiungimento di tappe fondamentali del loro sviluppo, personale e relazionale. Fare i conti con un corpo che non funziona e che fa male – che richiede l’aiuto del mondo degli adulti (i genitori, i medici) – proprio in un momento di grande spinta all’indipendenza, rappresenta un’esperienza fortemente traumatica, che può mettere a rischio la costruzione della propria identità.

Per questa ragione è necessario che i bisogni di autonomia, di relazione, di progettazione del proprio futuro, non siano sospesi, almeno del tutto, dall’irruzione della malattia nella quotidianità.

Per assicurare la migliore cura possibile, lo staff deve possedere competenze specifiche per rispondere ai complessi bisogni psicologici dei ragazzi e per aiutarli a far fronte all’impatto della malattia sulla loro vita attraverso una cura globale e programmi dedicati. La gestione psicologica deve coinvolgere innanzitutto il team al completo (medici e infermieri, così come assistenti sociali e insegnanti), che fornisce il primo supporto emotivo, ma è indispensabile anche l’apporto specialistico.

Gli elementi peculiari che caratterizzano questo gruppo di pazienti sono numerosi:

  • il problema del ritardo diagnostico, legato all’insufficiente consapevolezza – tra i giovani e le loro famiglie, ma anche in ambito medico – che anche gli adolescenti possano ammalarsi di tumore;
  • la peculiarità della comunicazione della diagnosi – e il consenso – in relazione all’età e la diversa consapevolezza della malattia;
  • i peculiari bisogni psicologici e spirituali;
  • la compliance ai trattamenti;
  • gli aspetti comportamentali, alcol, fumo, stupefacenti;
  • i problemi legati alla sessualità;
  • il rapporto con i coetanei;
  • la particolare necessità di privacy, spazi dedicati, riduzione dell’ospedalizzazione;
  • il problema della preservazione della fertilità;
  • il ritorno alla normalità dopo la fine delle cure;
  • la necessità di assicurare la continuità a scuola o al lavoro: far sentire ai giovani pazienti che la propria crescita non è irrimediabilmente sovvertita dalla malattia ed è possibile continuare a coltivare aspetti di vita e ad investire sul proprio futuro è un’esperienza che di per sé aiuta l’adattamento nel breve e nel lungo periodo.