La cura dei pazienti adolescenti

Ogni anno si ammalano di tumore in Italia circa 800 adolescenti (più 1000-2000 giovani adulti, a seconda del limite di età considerato). I tumori più frequenti nei pazienti adolescenti (15-19 anni di età) sono leucemie e linfomi, neoplasie cerebrali e sarcomi dell’osso e delle parti molli, neoplasie generalmente tipiche del bambino; meno frequenti, ma comunque più comuni rispetto all’età pediatrica, sono i tumori di tipo adulto, come carcinomi e melanomi.

IMG_2339

Globalmente, oltre tre adolescenti su quattro possono guarire grazie ai trattamenti multimodali che comprendono chirurgia, chemioterapia e radioterapia. Esiste però, per gli adolescenti (e i giovani adulti) un problema di accesso alle cure di eccellenza e di arruolamento nei protocolli clinici, in particolare se paragonato all’ottimizzazione dei percorsi di cura in atto con successo nel mondo dell’oncologia pediatrica per il paziente di età inferiore ai 15 anni.

Questi pazienti infatti corrono spesso il rischio di trovarsi in una “terra di nessuno” tra il mondo dell’oncologia pediatrica e il mondo dell’oncologia medica dell’adulto. Succede cioè che questi pazienti non sono curati né dall’oncologo pediatra né da un oncologo dell’adulto comunque esperto e competente. Il risultato è che il trend di costante miglioramento in termini di sopravvivenza documentato negli ultimi anni per i bambini e per i pazienti adulti non si è osservato nei pazienti in questa fascia di età.

A parità di condizione clinica (malattia e stadio), di fatto un adolescente ha minori probabilità di guarigione di un bambino, spesso semplicemente in relazione alla rapidità con cui arriva alla diagnosi, alla qualità della cura, all’arruolamento nei protocolli clinici.

Inoltre, adolescenti e giovani adulti hanno bisogni complessi e peculiari, legati all’insorgenza della malattia in un momento particolarmente delicato del processo di crescita. Curare gli adolescenti vuol dire riconoscere la complessità della gestione degli adolescenti malati e la necessità di realizzare una presa in carico globale del paziente – e della sua famiglia – con un’equipe multi-specialistica in cui, accanto all’oncologo, lavorano quotidianamente chirurgo, radioterapista, radiologo, patologo, endocrinologo, neurologo, ma anche psicologo, assistente sociale, educatore, intrattenitore, assistente spirituale.

Curare gli adolescenti  vuol dire anche essere in grado di offrire infrastrutture e servizi adeguati; cioè avere uno staff dedicato, spazi e progetti dedicati, un reparto che non abbia limiti di età che limitino l’accesso di pazienti a cavallo tra l’età pediatrica e quella adulta, servizi indispensabili come quello della preservazione della fertilità, equipe in grado di affrontare problemi scolastici ma anche problemi di sessualità, protocolli di cura adeguati all’età e alle patologie in questione, adeguata esperienza.

 

[Fotografia di Andrea Ferrari]